Stagione 2026 - PER UNA COSTITUZIONE DELLA PSICHE.
I diritti che ci tengono umani
Viviamo un tempo attraversato da ansia, precarietà, solitudine, sfiducia nel futuro, ineguaglianze e fratture sociali profonde. Inoltre, a livello internazionale assistiamo impotenti al superamento delle frontiere dell’umano e del diritto che erano state istituite dopo la seconda guerra mondiale proprio per tutelare la pace e il rispetto tra i popoli.
In questo scenario, la Psicologia è chiamata a riscoprire il suo ruolo civile, sociale e politico: prendersi cura dell’umano e di ciò che nell’essere umano rischia di spegnersi. Il titolo proposto come filo rosso della stagione 2026 gioca sul doppio significato tra il tornare alla Costituzione e il bisogno di ri-costituire una psiche: un apparato capace di pensare i pensieri, oggi più che mai necessario in un tempo in cui il pensiero sembra impoverirsi.
Letta nella sua dimensione etica ed esistenziale, la Costituzione italiana è una vera “mappa dell’umano”. Parla di equità, dignità, cura, legami, libertà di pensiero ed espressione, educazione, lavoro, ambiente, tutela della fragilità. Parla dei bisogni psicologici fondamentali delle persone e delle comunità. Per questo resta profondamente attuale ed è una bussola emotiva e civile per orientarsi nell’incertezza del presente.
Mettere in dialogo il linguaggio della psiche e quello del diritto e della democrazia, significa mostrare come i principi costituzionali possano aiutarci a comprendere e affrontare ciò che oggi disumanizza: la perdita di riconoscimento, la discriminazione, le diseguaglianze, le nuove ansie sociali, le paure dei giovani, l’instabilità del lavoro, la fragilità dei legami, la solitudine e la crisi del senso di comunità.
Ogni incontro esplora un punto di rottura, dove la vita psichica si spezza o si impoverisce, e un possibile punto di riparazione, dove il principio costituzionale offre riconoscimento, protezione e speranza, proponendo idee attive per ricostruire un senso di comunità, appartenenza e solidarietà. Nel 1948, la nostra Costituzione ha svolto proprio questa funzione: rispondere alla disgregazione del dopoguerra attraverso una dialettica democratica, capace di generare diritti, tutele e riconoscimenti che oggi, ancora una volta, siamo chiamati a difendere.
In questo scenario, la Psicologia è chiamata a riscoprire il suo ruolo civile, sociale e politico: prendersi cura dell’umano e di ciò che nell’essere umano rischia di spegnersi. Il titolo proposto come filo rosso della stagione 2026 gioca sul doppio significato tra il tornare alla Costituzione e il bisogno di ri-costituire una psiche: un apparato capace di pensare i pensieri, oggi più che mai necessario in un tempo in cui il pensiero sembra impoverirsi.
Letta nella sua dimensione etica ed esistenziale, la Costituzione italiana è una vera “mappa dell’umano”. Parla di equità, dignità, cura, legami, libertà di pensiero ed espressione, educazione, lavoro, ambiente, tutela della fragilità. Parla dei bisogni psicologici fondamentali delle persone e delle comunità. Per questo resta profondamente attuale ed è una bussola emotiva e civile per orientarsi nell’incertezza del presente.
Mettere in dialogo il linguaggio della psiche e quello del diritto e della democrazia, significa mostrare come i principi costituzionali possano aiutarci a comprendere e affrontare ciò che oggi disumanizza: la perdita di riconoscimento, la discriminazione, le diseguaglianze, le nuove ansie sociali, le paure dei giovani, l’instabilità del lavoro, la fragilità dei legami, la solitudine e la crisi del senso di comunità.
Ogni incontro esplora un punto di rottura, dove la vita psichica si spezza o si impoverisce, e un possibile punto di riparazione, dove il principio costituzionale offre riconoscimento, protezione e speranza, proponendo idee attive per ricostruire un senso di comunità, appartenenza e solidarietà. Nel 1948, la nostra Costituzione ha svolto proprio questa funzione: rispondere alla disgregazione del dopoguerra attraverso una dialettica democratica, capace di generare diritti, tutele e riconoscimenti che oggi, ancora una volta, siamo chiamati a difendere.

BRESCIA